Shadow of the Colossus, la recensione (video)

Il ritorno sulla scena di classici dal passato è ormai prassi sempre più consolidata in ambito videoludico. Negli ultimi anni svariate sono state infatti le riproposizioni in salsa rimasterizzata di vere e proprie perle che hanno segnato le scorse generazioni di console targate Sony, e il mese di febbraio del 2018 è stato scelto come quello ideale per vedere il ritorno sugli scaffali di una vera e propria pietra miliare che esordì su Playstation 2. A distanza di poco meno di tredici anni dalla sua release originale, e dopo una prima riedizione in combo con ICO datata 2011, Shadow of the Colossus viene infatti riproposto in un’edizione totalmente rivista sotto il profilo tecnico, allo scopo di far innamorare dello stile peculiare di Fumito Ueda una nuova generazione di videogiocatori.

Le premesse alla base di Shadow of the Colossus non si discostano ovviamente da quello che fu il titolo originale, pubblicato nel 2005: nei panni di un giovane valoroso di nome Wander, i giocatori avranno l’onere di provare a riportare in vita una fanciulla di bianco vestita, Mono, attraverso una serie di prove al limite del possibile. Una volta adagiata la giovine su quello che a tutti gli effetti appare come una sorta di altare, a Wander verrà spiegato l’arduo compito assegnatogli: sconfiggere una sfilza di nemici dalle fattezze più o meno importanti per restituire il soffio della vita a Mono. Si partirà quindi senza alcun indugio alla scoperta del mondo di gioco, un set che non si articola in dungeon come sarebbe lecito aspettarsi ma che invece dispone di una mappa all’interno della quale troveranno posto, dislocati a distanza tra loro, tutti i nemici che bisognerà mandare al tappeto per raggiungere il proprio obbiettivo. Dal canto suo Wander potrà contare su un fido destriero, Agro, su arco e frecce e su una spada mistica, il cui potere risiede nella capacità di sfruttare i raggi solari per indicare la “preda” successiva e trovarne rapidamente i punti deboli da infilzare. Un ruolo assolutamente importante è assegnato alle sequenze platform, che vedranno il nostro protagonista scalare i colossi del gioco, con un occhio di riguardo che dovrà essere per forza di cose dato alla barra della stamina, localizzata in basso a destra sullo schermo: un’errata gestione delle proprie risorse fisiche comporterà infatti la necessità di ripetere tutte le fasi preliminari di scalata prima di poter ritornare a dove si era lasciata la propria opera.

Se sotto il profilo del gameplay il gioco non offre poi una eccessiva varietà di spunti, finendo molto spesso per riproporre una meccanica collaudata e che si discosta ben poco dai propri personalissimi canoni classici per tutta la durata dell’avventura, il vero punto di forza della produzione affidata a Bluepoint Games è senza ombra di dubbio la realizzazione tecnica dell’intero mondo di gioco. La cura certosina degli addetti ai lavori trasuda infatti da ogni singolo pixel e il colpo d’occhio maggiore lo si ha di certo guardando con attenzione la gestione dell’erba e della peluria dei colossi, che reagiscono in maniera assolutamente verosimile alle sollecitazioni meccaniche del vento. Mozzafiato risultano essere poi i diversi panorami che si pareranno dinanzi ai giocatori, tra veri e propri spettacoli della natura quali cascate e ponti sospesi nel nulla che consentiranno passeggiate evocative a bordo della propria cavalcatura.

Piccolissima nota di demerito ce la sentiamo di darla invece a quella che è la gestione delle inquadrature di Shadow of the Colossus. Se da un lato infatti troviamo una comodissima opzione di bloccaggio dell’inquadratura sui colossi, richiamabile tramite la pressione prolungata del tasto L2, dall’altro in non pochi casi – e soprattutto nei frangenti in sella ad Argo – le bizze della telecamera hanno comportato scomodi cambi di direzione con conseguente riduzione dell’andatura. Certo, non siamo di fronte a un vero e proprio problema, quanto più a un fastidio risolvibile evitando di smanettare eccessivamente con la levetta analogica di destra.

In sostanza, un’esperienza ludica assolutamente gradevole quella di Shadow of the Colossus, e che volerà via in un vero e proprio batter d’occhio. Certo, i numerosi trofei presenti e la possibilità di riaffrontare l’avventura per mettere alla prova le proprie abilità ai livelli di sfida maggiori saranno uno sprono più che sufficiente per tutti coloro che il titolo lo hanno già provato in una delle edizioni approdate sul mercato nel corso degli anni, mentre per tutte le giovani leve questa è un’occasione da non lasciarsi sfuggire, anche e soprattutto in virtù di un comparto tecnico che, a dispetto del passato, consente di ammirare i protagonisti del gioco in una veste totalmente nuova.